INTORNO ALLA PIAZZA NASCEVA MAROTTA

Dall’antica fermata ferroviaria inizia lo sviluppo urbanistico di Marotta

Marotta, oggi quarta città della provincia di Pesaro-Urbino per numero di abitanti, è stata una semplice località fino a tutto il XIX secolo, pur con la sua “rilevanza storica negli annali delle guerre combattute tra Cartaginesi e Romani”, da cui con molta probabilità trasse il nome (Manus Rupta o Mauri Rupta). Marotta alla fine dell’800 infatti era ancora costituita da una “manciata di case intorno all’osteria”, da alcune case dei pescatori e da pochi casolari colonici sparsi nella campagna. Se guardiamo lo sviluppo urbano, ci accorgiamo che l’abitato si è concentrato sempre intorno alle grandi vie di comunicazione: intorno alla vecchia Osteria prima, intorno alla successiva fermata dei treni presso il casello ferroviario che ha dato origine a Piazza Fiume (ora Kennedy) e successivamente, alla costruzione di altre abitazioni e di una osteria nei pressi della nuova stazione ferroviaria entrata in funzione nel 1874.
Il primo vero nucleo abitativo di Marotta deve pertanto ritenersi quello sorto intorno al casello ferroviario La tesi è avvalorata dai ricordi lucidissimi di Portavia Palmira, una vispa 93-enne, unica supersite dei nove figli di Baffon (Giuseppe Portavia) che nel 1948 aveva affidato i suoi ricordi alla penna di Adalgiso Ricci.
 «Noi abitavamo a cento metri a sud della piazza» racconta Palmira «proprio in prima fila sul mare. Babbo infatti faceva il pescatore e aveva la barca in società con zio Nicola, abitavamo anche lo stesso tetto. La nostra casa era divisa dalle scale, due stanze al piano terra da una parte e due dall’altra e così al I° piano. Zio Nicola nella sua parte al piano terra aveva aperto un’osteria. E’ lì che siamo nati io e cinque dei miei i miei otto fratelli». Cosa c’era in piazza quando era ancora una bambina? «Solo le case a schiera a confine con Fano e il pozzo. Zia Angiulina abitava l’ultima casa verso il mare». E niente altro? «C’erano la villa di Bucci e la Casema della Finanza, Proseguendo sul lato ferrovia ricordo che c’erano le case di Ricacc’ (Giovanelli Enrico) che poi ha sposato mia sorella Speranza, più a sud la casa di Tòto (Aldo Pierfederici), quella di Antognàcc’, che pure lui faceva il pescatore, la casa di Marinelli e quella dove abitava da signorina l’Ausonia Vitali, proprio dove ora costruiscono nuovi appartamenti, a fianco di Bocalétta (ex Pensione Clara)». E poi? «Dal lato ferrovia non esistevano altre case che io ricordi. Sul lato mare la prima costruzione era quella del dopolavoro che chiamavano Metropolitan, dove ora sorge l’Hotel Holiday,  la casa della Marietta e di Santìnàcc’ (Marietta Roberti e Sante Francesconi), poi c’era la nostra, più giù c’era la casa di Mario Savorani (Arcobaleno) e… basta mi pare. Le case erano collegate da una strada sterrata. Il viale sorse più tardi, alla fine degli anni 20 e inizi anni ’30. Dove ora sorge il bar “Vecchia Posta” c’era uno spiazzo dove noi giocavamo e una volta all’anno ci venivano il circo e i giocolieri. Poi c’erano altre case lungo la nazionale vicino alla stazione e diverse case sparse dei contadini». Tutto questo a Marotta di Mondolfo, e sotto Fano cosa c’era? «Le case dei pescatori di Via Cesano (ora giardini Faa di Bruno), la villa del Barbon,  la casa e i capannoni di Piccioli dove facevano i tubi di cemento e quelle belle mattonelle da pavimento decorate, la casa di Verdìn (Verdini) e la Chiesa di Don Alberto dove sono stata battezzata, cresimata, comunicata e sposata. Ora i nuovi “vandali” l’hanno trasformata in appartamenti. Credimi! Provo ancora tanta angoscia per questa trasformazione». Lo credo bene Palmira, ma mi dica, dove andavate a scuola? «C’erano le scuole di Via Pergolese, allora c’era solo il palazzo centrale e si poteva fare solo fino alla quarta elementare. Mio cugino Guido che ha fatto la quinta è dovuto andare a Mondolfo che raggiungeva a piedi tutti i giorni. Mia madre non mi ha permesso di andare a Mondolfo ma per farmi imparare meglio, ha parlato con la maestra che ha accettato di farmi ripetere la quarta». Grazie! Mi è stata davvero di grande aiuto.
I racconti di Palmira non ci fanno riflettere solo sul tempo che fu, ma hanno anche evidenziato l’acume politico e l’alto senso urbanistico degli amministratori di allora che hanno saputo ideare e costruire un edificio scolastico forse sovradimensionato per l’epoca, ma in prospettiva  del futuro sviluppo di Marotta in cui hanno creduto. Lo stesso vale per le scuole di Mondolfo che sono ancora attuali. Amministratori che hanno saputo progettare e costruire negli anni ’20 un Viale Carducci che collega due piazze cittadine degno delle più moderne concezioni urbanistiche. A questi “noi chiniam la fronte”.

Fabio Frattini

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Ultima Uscita - Dicembre 2011

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